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PRESENTATO IL RAPPORTO “IL LAZIO NEL MONDO”. VISINI: LAVORARE DI PIU’ SULL'INTEGRAZIONE

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E’ stato presentato, prima alla stampa e successivamente al mondo delle associazioni, degli operatori e dei mediatori sociali, il secondo Rapporto “Il Lazio nel mondo”, promosso dall’Assessorato alle Politiche sociali della Regione Lazio e realizzato dal Centro Studi e ricerche Idos. Lo studio offre una chiave di lettura aggiornata sul livello di integrazione degli immigrati nel Lazio rispetto a scuola, occupazione, lavoro imprenditoriale, sanità e religione, e presenta i numeri sull’emigrazione dei laziali nel mondo, un fenomeno anche questo in aumento negli ultimi anni.


UN LAZIO MULTICULTURALE
“I dati – ha detto l’Assessore Visini nel suo intervento – ci dicono essenzialmente una cosa: il Lazio è di fatto una regione multiculturale. E’ per questo, allora, che dobbiamo sviluppare una politica in grado di cogliere la straordinaria ricchezza contenuta in questa situazione. E’ necessario rispondere ai bisogni della popolazione immigrata in modo da favorire la convivenza interculturale come un'opportunità di crescita per tutti: una crescita sociale ma anche economica, poiché è evidente che senza l’importante contributo lavorativo e imprenditoriale delle comunità immigrate l’economia del Lazio non sarebbe la stessa, e per rendersene conto basta guardare i dati relativi non solo all’occupazione degli stranieri ma soprattutto alla loro presenza importante nel mondo dell’impresa”.

LUCI E OMBRE SULL’INTEGRAZIONE La fotografia scattata dal Rapporto restituisce luci e ombre: l’indice di inserimento sociale (che misura il grado di accesso degli immigrati ad alcuni beni e servizi fondamentali di welfare come, ad esempio, la casa e la scuola) vede il Lazio all’ultima posizione in Italia, con la provincia di Roma fanalino di coda tra tutte le province laziali. Siamo invece al 6° posto tra le regioni italiane riguardo al potenziale territoriale di integrazione socio-occupazionale dei cittadini stranieri (con rilevanti spazi di inserimento per gli uomini nell’industria e in agricoltura e per le donne nel settore dei servizi alle famiglie. La Regione si presenta come una realtà ambivalente: enormi potenzialità da un lato (penso alla straordinaria offerta interculturale e al decisivo apporto delle seconde generazioni), dall’altro gli aspetti problematici, tipici delle grandi realtà urbane, dove le condizioni di vita sono più difficili e i rapporti più complessi. Il Lazio è quindi, così lo definisce il Rapporto, un’area “di mezzo”, non solo geograficamente.

UN PIANO REGIONALE PER L’IMMIGRAZIONE “E allora – ha commentato Visini – è proprio a partire dai problemi che ci viene indicata la strada sulla quale lavorare. Ho intenzione di procedere la stesura del Piano regionale per l’immigrazione, attraverso il quale attuare una progettazione organica triennale. Fortificheremo l'area per la progettazione a valere sui Fondi europei e riavvieremo l'Osservatorio anti-discriminazione Occorre lavorare organicamente, e non soltanto con azioni-spot, per supportare gli stranieri sui due pilastri di una vita dignitosa: il lavoro e la casa. E poi vogliamo favorire spazi per il diritto al culto di tutte le religioni nelle nostre città”.

SOSTEGNO AI LAZIALI NEL MONDO Il Rapporto presenta anche i numeri dei laziali nel mondo. Esistono 100 associazioni di emigrati laziali iscritte al registro della Regione Lazio: 15 in Europa, 27 in Australia, 17 in Sud America, 5 negli Stati Uniti, 35 in Canada, 1 in Sudafrica. Per Visini “l’emigrazione è l’altra faccia della medaglia dell’immigrazione, una faccia con radici antiche ma con un presente consistente, come dicono i dati illustrati nella ricerca. Una faccia di cui dovremmo ricordarci più spesso quando incrociamo il pregiudizio che accompagna i nostri fratelli stranieri nelle nostre comunità, un pregiudizio non diverso da quello sperimentato dai nostri padri arrivati lontano da casa. Il dato che voglio cogliere è la ricchezza dell’esperienza delle comunità laziali strutturate all’estero. Il nostro sostegno a loro e alla Consulta regionale per l’emigrazione non mancherà”.

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